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.::una nuova avventura - 31-05-2008
Ciao ragazzi, sono stato un po' assente ultimamente come vedete l'ultimo post risale al secolo scorso, ma non sono rimasto con le mani in mano. Anzitutto ho continuato a seguire con piacere la discussione sul forerunner 305 che è di gran lunga la più gettonata da coloro che sono passati a trovarmi e poi ho iniziata a lavorare su un nuovo blog che non tratterà solo di podismo (anche se ovviamente ne continuerò a parlare) ma abbraccerà tanti argomenti. Spero abbiate il piacere di seguirmi in questa nuova avventura leggendo i miei post e partecipando attivamente alle discussioni. Il blog lo trovate a questo indirizzo: http://dimenticavo.blogspot.com.
.::manu corre::. de facto chiude qui la sua storia. Non è stata una storia così lunga ma ormai un blog esclusivamente sul podismo mi stava stretto. Ovviamente le pagine, gli articoli e le discussioni rimarranno comunque a disposizione e non mancherò di rispondere ai commenti che farete. In ogni caso vi aspetto "di là". Grazie a tutti.
Manu
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.::manuale in italiano per il forerunner 305 - 22-01-2008

Grazie alla segnalazione di paolo ora il tanto ambito manuale in italiano del gramin forerunner 305 (che poi è lo stesso del 205) è disponibile in rete per chiunque lo voglia scaricare a questo indirizzo. E' sufficiente inserire il codice anti-spam che appare in alto a destra nella casella di testo e cliccare il tasto download, dopo qualche secondo di attesa, per poter usufruire del servizio in maniera gratuita (credo ne valga la pena visto che è AGGGRATIS), apparirà la scritta "free download" e a quel punto che dire...buon divertimento!
Paolo ha reso disponibile anche un altro mirror per il download a questo indirizzo.
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.::forerunner 305 destinato alla pensione? - 12-01-2008
Ragazzi mentre tutti ci sbattiamo per comprare il 305 o per usarlo al meglio la garmin, che come potete notare dalle insistenti pubblicità evidentemente va a gonfie vele, ci propone un nuovo gioiello della tecnologia per podisti e non solo...il Forerunner 405! Come sarà questo nuovo giochino? Leggendo qua e là ho visto che qualcuno è molto entusiasta mentre qualche altro molto deluso perché a favore dell'estetica qualche funzione importante è andata perduta, che dire il tempo ci dirà la verità! Intanto se volete leggervi qualcosa potete farlo in questo post del blog di mattia (che ringrazio anche per la segnalazione) oppure in questo di hardware upgrade.
Accolgo con piacere il suggerimento di Mathias e vi propongo questo sondaggio:# per vedere tutti i post e i commenti sul forerunner 305 clicca qui
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.::settare un allenamento avanzato con il forerunner 305 - 30-12-2007

Oggi vedremo come poter creare un allenamento avanzato con il garmin forerunner 305, o meglio vedremo come farlo con il Training Center. Infatti usando il programma in dotazione con il Garmin è possibile creare degli allenamenti in modo assolutamente facile e intuitivo, è possibile crearli anche direttamente nel forerunner ma la procedura è più complessa...in ogni caso per chi volesse basta chiedere e parleremo anche di quella ;-)
Per allenamento avanzato intendo mettere insieme in un unico allenamento fasi diverse di percorrenza, tempo o sforzo che vogliamo compiere per raggiungere un obiettivo, possono essere delle ripetute o semplicemente dei periodi di defaticamento da intervallare a un tot di km...insomma le possibilità sono infinite.
Torniamo a noi, allora come si procede, apriamo il Trainig Center ed entriamo nella sezione allenamenti, clicchiamo nella voce modifica e nel menu a tendina che si apre scegliamo nuovo allenamento, a questo punto ci si presenterà una nuova finestra come questa che vedete qui di seguito:
In questa schermata c'è tutto quello che ci serve, nella sezione nome possiamo attribuire un nome al nostro allenamento per poterlo identificare in seguito, c'è uno spazio per le note per segnare tutto quello che potrebbe esserci utile.
Questi tasti servono rispettivamente per: inserire una nuova fase, inserire una nuova fase con ripetizioni e cancellare una fase.
Una volta inserita la nuova fase (ma attenzione perché ce n'è già una di default che dobbiamo modificare per prima) possiamo modificarla a nostro piacimento dandole una durata a seconda delle nostre esigenze utilizzando il menu a tendina che appare di lato alla dicitura "Quando terminerà questa fase?" come vedete di seguito:
Come appare nella immagine possiamo scegliere tra: distanza, frequenza cardiaca, tempo, calorie e pressione del tasto "lap". A seconda della nostra scelta sceglieremo poi il valore limite che ci interessa (per es: 10km, 10 min, etc.).
Usando il menu in basso possiamo poi attribuire un obbiettivo alla fase, come ad esempio mantenere una certa velocità o frequenza cardiaca:
Mentre con i menu sulla destra, possiamo indicare se si tratta di una fase di defaticamento e se vogliamo dare un nome a questa fase (in modo magari da ripeterla in seguito nell'allenamento):
Una volta preparato il nostro allenamento dobbiamo trasferirlo alla periferica usando il comando veloce che c'è nella barra degli strumenti oppure utilizzando il menu file>invia alla periferica.
E ora non ci resta che CORRERE!!
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.::settare le unità di misura nel forerunner 305 - 28-12-2007

Visto che molti di voi mi hanno chiesto come settare alcuni parametri nel forerunner 305 sia via email che tramite il blog (...che con telegrammi, codici morse, piccioni viaggiatori, ambasciatori, etc.), ho deciso di fare una serie di post appositi. Ogni post tratterà un argomento "dolente" per i neofiti del gioiellino della garmin per noi podisti e non solo, quindi se avete dei dubbi sbizzarritevi con le richieste e verrete (spero) ricompensati ;-)
Oggi, come dice il titolo del post, vedremo come settare le unità di misura in km invece che in miglia nel Forerunner 305.- Per farlo bisogna procedere in questo modo: cliccare mode fino a quando non si entra nel menu del 305, scorrere fino a impostazioni e premere enter a questo punto entrare in generale e poi in unità a questo punto ci apparirà una schermata con tre riquadri rispettivamente per distanza, quota e frequenza cardiaca. Cliccando enter nel riquadro che ci interessa apriremo un menu a tendina nel quale possiamo selezionare l'unità di misura che vogliamo.
Riassumendo: impostazioni>generale>unità
Nel prossimo post (come promesso a Roberto) vedremo come impostare un allenamento con le ripetute.# per vedere tutti i post e i commenti sul forerunner 305 clicca qui
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.::regali di natale - 26-12-2007

26 dicembre, Santo Stefano, un altro natale è passato...AUGURI! Auguri per il Natale appena trascorso e per il nuovo anno che ancora deve iniziare e la maratona delle abbuffate non è ancora finita! Forza che siamo al 21°km! Diamoci dentro così poi abbiamo la scusa per andare correre ancora di più...dobbiamo smaltire. Anche se spesso avviene il contrario, non si mangia così da avere la scusa per correre...si usa la scusa della corsa per mangiare di più! Ma non voglio indagare sui vostri kg che si accumulano, sono molto più curioso dei doni che avete ricevuto! A me Babbo Natale ha portato il sistema...ACOUSTIC WAVE MUSIC SYSTEM II!!!! Che cosa bella ragazzi, proprio ora mentre vi scrivo ho in sottofondo The Boss, si fa per dire sottofondo perché questo aggeggio spara come una bestia. E' bellissimo sembra di essere sotto il palco. E voi? Cosa avete ricevuto di bello?...dai dai sono curioso!
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.::maledetto calcetto - 24-12-2007

Vedete che bella immagine vi ho messo? Pensate che sia solo una immagine dimostrativa di quello che non bisognerebbe mai fare? Sbagliato! Questa è più o meno la simpatica manovra a cui ho sottoposto la mia povera caviglia per ben....2 VOLTE!!! Ma andiamo con ordine. Anzitutto ringrazio Mathias che mi ha strigliato per lo scarso aggiornamento del mio blog negli ultimi tempi spronandomi a scrivere questo post, ma come sapete mi sono laureato da poco e adesso sto facendo tirocinio per l'esame di stato, in più devo preparare sia i quiz dell'esame di stato che quelli per l'ammissione alle scuole di specializzazione...insomma sono abbastanza incasinato. Ma torniamo al racconto della mia caviglia. Come vi dicevo nell'immagine è fedelmente illustrato il movimento che ho fatto con la mia caviglia sinistra per ben due volte, ma come si dice dopo la prima...non ne potrai fare a meno! A parte gli scherzi un dolore atroce e il tutto giocando a calcetto. Quest'anno infatti ho deciso di far parte di una squadra di calcio a 5 (tra l'altro siamo primi nel girone: yuppie!) e durante un simpatico esercizio fatto in allenamento ho ricevuto una pallonata proprio sulla gamba di appoggio mentre ricadevo a terra dopo un salto: slogata la caviglia = dolore fortissimo, gonfiore e ghiaccio per un paio di settimane. Ma non mi è bastato, dopo qualche tempo ho ripreso ad allenarmi con calma, ho fatto anche diverse partite fino a che...track! Di nuovo. Stessa storia. Adesso c'è la pausa in campionato e ho ripreso a correre. L'altro ieri col mio garmin mi sono fatto 7 km di sterrato con vari saliscendi nella campagna sarda, niente male. Adesso spero di rientrare in forma al più presto e riprendere a correre con regolarità anche perché la sensazione è unica, riprendere dopo uno stop è come riniziare: bellissimo!
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.::scusate di nuovo - 24-10-2007
Chiedo di nuovo scusa per la mia scomparsa improvvisa...la scusa stavolta è un'altra, ma moooolto migliore della precedente (vi ricordate i tecnici incompetenti?) il fatto è che in questo periodo sono stato un tantino occupato...ma ne è valsa la pena: da oggi sono "dottore in medicina e chirurgia"!!!
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.::attiviamoci per la birmania - 28-09-2007
Come tanti altri blog anche .::manu corre::. aderisce all'iniziativa "Una maglietta rossa per la Birmania" e visto che il blog non ha la maglia ho deciso di "vestire" un post di rosso. Invito tutti i miei lettori a aderire a questa iniziativa nei loro blog inserendo un qualcosa di rosso: un post, lo sfondo, una immagine...dobbiamo fare qualcosa! Forse è solo una goccia in mezzo all'oceano ma con tante gocce facciamo una bella macchia e magari qualcuno se ne accorge. Intanto da oggi fino alla fine delle ostilità andrò a correre in maglia rossa, sarebbe bello che tutti i runners e gli sportivi in genere indossassero una maglietta rossa durante l'allenamento, proviamoci, a noi non costa nulla ed è un modo per stare vicini a chi mette a rischio la propria vita per la libertà.
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.::sono tornato! - 27-09-2007

Scusate! Sono sparito dalla circolazione per una settimana pee colpa di un guasto alla linea che ha dell'incredibile. In pratica da un momento all'altro ho perso la connessione adsl e anche la linea telefonica, ho chiamato la mia compagna che ha chiamto la Telecom che prontamente ha mandato un tecnico. Bene questo tecnico dopo un'attenta analisi mi ha detto: "bisogna chiamare l'impresa perchè sicuramente il cavo è stato rotto!". Un altro paio di giorni di attesa. Arriva l'impresa: "ma non ci sono i pozzetti! Come facciamo noi a fare la riparazione? Bisogna scavare e cercare il cavo oppure ripassare un cavo nuovo!". La disperazione mi assale, al che decido di chiamare con una faccia di bronzo così il padre di un conoscente che lavora come tecnico alla Telecom e che viene a dare uno sguardo. Risposta? UN ALTRO TECNICO HA STACCATO IL MIO CAVO PENSANDO FOSSE UNA LINEA MORTA PER ALLACCIARE IL CAVO DEI NUOVI VICINI!!! In cinque minuti ha risolto il problema...ha riagganciato un cavo che era staccato...secondo voi è normale? Beh in ogni caso scusate per l'assenza cercherò di farmi perdonare e di rispondere al più presto ai vostri nuovi commenti. Ciao a tutti.
manu
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.::super powell - 12-09-2007

Ecco qui, come volevasi dimostrare il nostro giamaicano ha sempre una sorpresa per noi. Dopo la delusione di Osaka si ripresenta con un nuovo primato mondiale, a dir poco da capogiro, 9''74: un fulmine. Eppure solo 20 giorni fa ai mondiali lo vedevamo tagliare il traguardo dei 100m al 3° posto, che gli succede? Forse hanno ragione quelli che dicono che Powell non riesce ad esprimersi al meglio nelle occasioni più attese. Magari non sopporta di vedere il suo rivale nella corsia accanto. Cosa accadrà a Pechino? Vedremo una bella sfida o il più veloce del mondo avrà di nuovo un complesso di inferiorità?photo: lastampa.it
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.::test di cooper (2) - 08-09-2007

Tempo fa feci un test coi ragazzi del forum nike+, il test di Cooper. Per la necessità di utilizzare l'ipod il test fu leggermente modificato ma i risultati furono comunque soddisfacenti. Adesso vorrei ripetere il test, per vedere un pò come mi sono ridotto dopo questa estate di ozio sportivo e mi piacerebbe proporvelo. In pratica si tratta di valutare, approssimativamente, la nostra condizione fisica qualunque essa sia! Quindi può essere usato dagli atleti più navigati ma anche dai neofiti che vogliono avere una valutazione sulla loro situazione di partenza, quindi è per tutti, dateci dentro! E' molto semplice e non necessità di attrezzatura particolare. Consiste nel compiere il maggior numero di km in 12 minuti. Ovviamente bisogna mantenere un'andatura costante evitando di fare i primi 5 minuti al massimo e arrivare al 12° minuto con la lingua sotto le suole. Cercate un percorso pianeggiante e di cui conosciate la lunghezza o utilizzate qualcosa che vi segnali i km percorsi come ad esempio un gps, e ricordatevi ovviamente di portare un cronometro. Una volta svolto il test potete valutare la vostra condizione fisica grazie a queste tabelle divise per sesso e per età:Livello uomini età 13 - 19 20 - 29 30 - 39 40 - 49 50 - 59 >60 Scarso <2,08> <1,95 <1,89 <1,82 <1,65 <1,35 Sufficiente 2,08-2,19 1,96-2,10 1,89-2,08 1,83-1,98 1,66-1,86 1,39-1,63 Discreto 2,21-2,50 2,11-2,38 2,09-2,32 1,99-2,22 1,87-2,08 1,65-1,92 Buono 2,51-2,75 2,39-2,62 2,33-2,50 2,23-2,45 2,09-2,30 1,94-2,12 Ottimo 2,77-2,98 2,63-2,82 2,51-2,70 2,46-2,64 2,31-2,52 2,13-2,48 Eccellente >2,98 >2,82 >2,70 >2,64 >2,53 >2,48 Livello donne età 13 - 19 20 - 29 30 - 39 40 - 49 50 - 59 >60 Scarso <1,60 <1,50 <1,45 <1,41 1,34 1,25 Sufficiente 1,60-1,89 1,54-1,78 1,52-168 1,41-1,57 1,34-1,49 1,25-1,38 Discreto 1,90-2,06 1,79-1,95 1,69-1,89 1,58-1,78 1,50-1,68 1,39-1,52 Buono 2,07-2,29 1,96-2,14 1,90-2,06 1,79-1,98 1,69-1,89 1,53-1,74 Ottimo 2,30-2,42 2,15-2,32 2,07-2,22 1,99-2,14 1,90-2,08 1,75-1,89 Eccellente >2,42 >2,32 >2,22 >2,14 >2,08 >1,89
Fatemi sapere com'è andata!
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.::osaka, tiriamo le somme - 04-09-2007

Ecco Traffie la mascotte dei mondiali di Osaka...mai vista? Non preoccupatevi la maggior parte degli italiani non la conoscono e la colpa credo sia stata in parte della RAI. Perché capisco che l'Italia non abbia presentato una squadra molto competitiva, però un minimo di attenzione in più potevano darla a questi mondiali, certo non magari come avrebbe fatto la Fininvest, che se avesse avuto i diritti ce l'avrebbe spacciato come l'evento del secolo, però insomma mamma RAI poteva fare di meglio. E' anche vero che il mondo è affetto dalla "febbre" delle olimpiadi del 2008 (di cui inizierò presto a parlare!) quindi Osaka è passata in secondo piano. Bene chiusa la parentesi polemica possiamo fare il punto su questi mondiali visto che ormai si sono conclusi il 2 di settembre. Come forse sapete la nostra nazionale ha totalizzatosoloben tre medaglie, due argenti e un bronzo. Le due medaglie d'argento sono arrivate dal salto in lungo maschile, grazie ad Howe, e dal salto in alto femminile ad opera di una straordinaria Antonietta Di Martino. Il bronzo l'ha portato a casa Alex Schwazer con la 50km di marcia. Alla fin fine la squadra azzurra si è classificata al 23° posto del medagliere, ma con uno sguardo obiettivo devo dire che la delusione viene dalla voglia che abbiamo noi italiani di essere sempre i primi perché la realtà dice che possiamo essere soddisfatti del risultato. In fin dei conti gli azzurri si sono presentati al mondiale puntando su quattro atleti e tre di questi hanno portato a casa una medaglia. Il quarto è Ivano Brugnetti campione (ormai ex) mondiale della 50km di marcia e olimpico della 20km, che ha forse commesso l'errore di andare in solitaria nella 20km di marcia, esponendosi allo sguardo attento dei giudici che l'hanno squalificato a 5km dall'arrivo (era al secondo posto) per "sospensione irregolare". Quindi nel complesso possiamo (forse) ben sperare per Pechino2008. Le tre nazioni che si sono aggiudicate il podio sono state, nel gradino più alto gli Stati Uniti con 26 medaglie (14O, 4A, 8B), al secondo posto il Kenya con 13 (5O, 3A, 5B) e infine la Russia con 16 (4O, 9A, 3A). Scontato il primo posto degli USA, stupisce un pò il distacco che hanno subito i Russi, rivali storici, mentre era abbastanza prevedibile che il Kenya ottenesse un buon piazzamento visto lo strapotere nelle gare a lunga percorrenza. In conclusione vediamo la così: Osaka è stata una tappa per Pechino, niente di più niente di meno. In Cina si farà sul serio.
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.::meglio la volpe - 03-09-2007

Su segnalazione di marco ho scoperto che inspiegabilmente oggi il blog non si visualizza bene su iexplorer. Precisamente nella prima pagina ci sono solo gli ultimi due post, mentre le pagine interne si vedono perfettamente. Spero di risolvere al più presto intanto invito chi già non lo facesse a utilizzare mozilla firefox. Per scaricarlo gratuitamente clicca qui.
ps: meglio la volpe!
UPDATE: ho risolto! Ora anche gli internauti che usano ie visualizzano bene il blog, comunque vi consiglio lo stesso firefox ;-)
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.::musica per le nostre corse - 02-09-2007

Vi piacerebbe scaricare gratuitamente (...e legalmente hihihi) una bella canzone da ascoltare mentre macinate km? Allora se siete fan del "Boss" Bruce Springsteen non vi resta altro che cliccare qui e godervela. Questo è possibile grazie a repubblica.it che ha messo in rete a disposizione dei navigatori "Radio Nowhere" il nuovo singolo del Boss tratto dall'album "Magic" (la cui copertina è nell'immagine del post) che uscirà il prossimo 28 settembre. Non perdete tempo però perché si potrà scaricare solo per una settimana! Se poi non siete proprio sicuri, prima di scaricarla potete ascoltarla cliccando qui, poi decidete che fare ;-)
Sulla scia di questa notizia "musicale" ne approfitto per chiedervi: voi che musica avete nelle vostre play list per la corsa? Io ora sto ascoltando Jack Johnson, tranquillo, rilassante, va bene per le corse estive, vi consiglio il suo album "In Between Dreams" per iniziare...ma anche gli altri non sono male. E voi che ascoltate di bello?
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.::rinforzare i piedi, esercizi utili - 01-09-2007

Per evitare la maggior parte dei problemi che talvolta affliggono i podisti, bisogna eseguire un bel po? d?esercizi di preparazione alla corsa, da richiamare anche in seguito, perfino se si dovesse putacaso diventare olimpionici.
Cercate un prato pulito e privo d?insidie; va bene anche il campo d?allenamento, o il vostro giardino, oppure una spiaggia pianeggiante e sabbiosa. A piedi nudi dondolatevi alternativamente dal tallone alla punta del piede, spostando il peso progressivamente e mantenendovi in equilibrio a busto eretto. Fate una serie di 10 ?dondolamenti? molto morbidi e progressivi, poi riposate (non voi, che non sarete certamente stanchi, ma fate riposare tendini e legamenti). Ripetete altre due serie da 10.
A questo punto fatevi una passeggiatina, sempre a piedi nudi, di un minuto o due per sgranchirvi, cercando di non pensare a nulla e di concentrarvi su tutto ciò che percepite dal ginocchio in giù.
Secondo esercizio. Camminate sui talloni tenendo la punta dei piedi rivolta quanto più possibile in alto. Avanzate lentamente e ?ascoltate? la tensione nel tendine d?Achille; poi spostate la vostra concentrazione sulla contrazione nella parte anteriore della caviglia. Se non avvertite queste sensazioni vuol dire che il piede non è abbastanza teso verso l'alto. Cominciate con poco, 10 passi e fermatevi. Ricordatevi che non state gareggiando, state rinforzando la parte inferiore dell?apparato locomotore, ed i risultati si vedranno solamente col tempo. Ora tornate indietro camminando nuovamente sui talloni e quindi rilassatevi.
Terzo esercizio. Camminate sulle punte dei piedi, arrivando in alto il più possibile. I primi tempi camminerete sull?avampiede, se vi applicate riuscirete ? dopo qualche anno ? a camminare sulla punta dell?alluce come le ballerine di danza classica. Anche qui percorrete dieci passi e fermatevi a riposare. Dopo un minuto tornate indietro sulle punte e riposatevi.
Quarto esercizio. Camminate sul bordo esterno del piede ruotando il più possibile la caviglia; le ginocchia tenderanno ad allargarsi, ma dovrete mantenere le gambe perfettamente verticali e parallele. In questo esercizio, e nel prossimo, occorre concentrazione e passi controllati ancor più che nei precedenti. Come sempre 10 passi all?andata, riposo e ritorno.
Quinto esercizio. Camminate sul bordo interno del piede ruotando il più possibile la caviglia; le ginocchia tenderanno stavolta ad avvicinarsi, ma vale quanto detto al punto precedente.
Tutti questi esercizi li avete eseguiti scalzi. Per il primo giorno è sufficiente.
Lentamente, ma progressivamente, aumenterete tre parametri:
- lunghezza percorsa (dai 10 passi iniziali arriverete ? col tempo ? a 50 passi e anche più);
- numero di ripetizioni (incominciate con 3 per il primo esercizio e due ? un?andata ed un ritorno ? per gli altri quattro; dopo due settimane provate a farne 4 per il primo e 4 ? due andate e 2 ritorni ? per gli altri. In seguito aumenterete progressivamente, cercando di non avere mai un indolenzimento che duri più di un paio di minuti: sarà quella la ?spia? che vi avvertirà che state caricando troppo i tendini ed i legamenti);
- tempo di recupero (inizialmente recupererete un minuto dopo ogni esercizio; dopo 10 giorni scenderete a 50 secondi, poi a 40, infine a 30. Ovviamente quando aumenterete gli altri parametri ? lunghezza percorsa oppure il numero di ripetizioni ? si ricomincerà da 60 secondi. Non cercate di strafare. Ogni volta che chiederete al vostro corpo di bruciare le tappe, pagherete dazio sotto forma di acciacchi vari. Quindi calma, concentrazione e carichi di lavoro progressivi.
Bene, se eseguirete attentamente quanto vi suggerisce un vecchio maratoneta in disarmo (che sarei poi io), vi garantisco che dopo un paio d?anni di esercizi eseguiti con grande attenzione e costanza, per sei giorni alla settimana (senza inventarvi scuse o altri impegni), vi ritroverete a possedere tendini e legamenti d?acciaio che vi permetteranno di correre a lungo su strada, su pista sintetica, sullo sterrato, su campestre dimenticando le pomate, l?alcool canforato e perfino l?indirizzo del farmacista.
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.::osaka, questa sconosciuta - 29-08-2007

E già Osaka questa sconosciuta...almeno per me che non ho visto praticamente nulla dei mondiali di atletica che si stanno svolgendo nella città nipponica, vuoi per il fuso orario, vuoi per gli impegni universitari, vuoi (soprattutto) per la scarsa attenzione che i media stanno dando alla manifestazione. Bene che dire, fino ad ora l'Italia sta facendo una magra figura, ad oggi nel tabellone non è ancora presente, possiamo sperare forse nel saltatore di lungo Howe che ha conquistato la finale. Intanto le due gare per me (e forse non solo per me) più importanti si sono svolte. Parlo della maratona e dei 100m piani maschili. La prima gara espressione di resistenza, forza di volontà, lotta psicologica e sogno di tutti i fondisti, la seconda massimo esempio di potenza allo stato puro, di supremazia, forse la gara più attesa di tutte, la gara che decreta il più veloce del mondo. Partiamo da quest'ultima, tanto attesa per i suoi protagonisti, il gimaicano Asafa Powell e lo statunitense Tyson Gay. Era da tanto che non si aspettava una sfida così nell'atletica moderna in cui di solito c'è il favorito che straccia tutti. Questa volta no, questa sarebbe stata la sfida definitiva tra i due giganti della velocità, tra il giamaicano primatista mondiale (9''77) e lo statunitense che il record mondiale se l'è visto sfilare via da sotto il naso per colpa del vento. E già perché Gay al Reebok Grand Prix era riuscito a fare un tempo di 9''76 che non venne però considerato record del mondo perché la gara fu corsa con un vento favorevole di 2.2 m/s. Com'è andata forse lo sapete già ma ve lo ridico la medaglia d'oro se l'è portata a casa Tyson Gay mentre Asafa Powell è arrivato "solo" terzo, però non so voi ma io non sono convinto del risultato, o meglio dentro di me non riesco a dire che Gay è il più forte. Perché? Perché ha vinto con un tempo di 9''85, che per carità è un signor stempo, ma lascia Powell lassù in alto col suo bel 9''77 a stringere forte il record mondiale (ok lo ammetto Powell mi sta più simpatico). Ora parliamo un pò della maratona. Beh c'è poco da dire...uno schifo totale! Perché? Perché poveracci hanno corso con un caldo infernale. Risultato a bordo strada erano più i ritirati che spettatori, per non parlare degli svenuti. Alla fine la "guerra" l'ha vinta il keniota (che strano eh?) Luke Kibet con il tempo di 2h15'59''. Si si avete letto bene 2h15'59'' la maratona più lenta mai disputata a un mondiale. Giù il cappello davanti agli atleti che sono riusciti a terminarla, peccato per Migidio Bourifa, unico italiano in gara, che si è ritirato al 24°km.
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.::uomo in smart - 20-08-2007

Per la prima volta nella (ancora breve) storia di questo blog ho deciso di scrivere un post off topic (non sarà l'ultimo) ma ne vale veramente la pena. Vi racconto brevemente la storia, immaginatemi in macchina nella statale che mi consente di tornare a casa dall'università, a Cagliari, senza aria condizionata, alle 13,00 circa. Nel frattempo ascolto radio deejay quando va in onda una fantastica, e sottolineo, fantastica canzone cantata in studio da gnometto band con la collaborazione del trio medusa, che parla delle magnifiche imprese "dell'uomo in smart"...non volevo crederci, solo un genio poteva scrivere una canzone simile...vi dico solo ascoltatela. Eccola qui:
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.::help! si riprende - 17-08-2007

Questa era più o meno la mia espressione dopo la corsa di ieri, 10km tondi tondi non proprio in piano ma quasi, dopo una "pausa agonistica" (così fa più scena) di 2 settimane. Eh già perchè l'ultima volta che ho messo su le scarpe era il 1° agosto...che vergogna! Però dai, ieri ho ripreso e questo è l'importante oggi prevedevo un'altra corsa ma è sopraggiunta una sfida a tennis di quelle a cui non si può rifiutare (nonostante ci siano alte probabilità di tornare in lacrime) comunque sempre sport è.. quindi ;-) Ieri per la gioia del mio umore ho anche ripreso a studiare in previsione degli appelli di settembre, sorvoliamo sul mio stato d'animo attuale quindi.
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.::dave c. bedford si racconta - 15-08-2007

Visto che diversi post di questo blog si basano sul contributo prezioso di Dave, ho pensato che fosse giusto inserire qualche pagina per descrivere la ormai nostra fonte di importanti consigli tecnici. Per questo ho chiesto a lui stesso di raccontarsi, visto anche il fatto che anche io lo sto conoscendo insieme a voi.Tanto per chiarire l?equivoco io sono italiano, nato in Italia, discendente da italiani.
Allora perché ?Dave C. Bedford??
Non ritengo che sia molto interessante, ma visto che vuoi mie notizie?
GLI ESORDI
Iniziai a correre all?istituto tecnico, classe prima, ?arruolato? ? volente o nolente ? dall?insegnante d?educazione fisica, che era anche allenatore in una società d?atletica leggera.
Iniziai controvoglia, poiché a 14 anni amavo il nuoto alla follia, andavo in estasi davanti ad un pallone e toccavo il cielo con un dito per quelle lotte orientali che iniziavano a diffondersi col nome di arti marziali. Disponevo perciò di valide basi.
Per contro non sapevo che cosa fosse l?atletica.
Cominciai così ad ?andare al campo? (come si usava dire) due volte alla settimana, con l?entusiasmo di chi si rechi dal dentista; inoltre correvo con lo stile del calciatore, cioè male. Tenevo i gomiti troppo larghi per mantenere gli avversari a debita distanza, correvo a testa bassa per guardare il pallone e il mio stile era ovviamente ?calciato? invece che ?circolare?, come dovrebbe avere ogni corridore d?un certo livello. Gli altri giovani atleti, cresciuti podisti, mi guardavano e ridevano.
Erano dei mediocri, ma se la tiravano da fenomeni. Me li ritrovai sulle? biglie.
Finché un giorno mi stufai e decisi che avrebbero smesso di ridere.
Misi il pallone in soffitta per sempre, sistemai il kimono in naftalina per un bel po' di anni e ridussi il numero delle nuotate.
Cominciai quindi a correre molto, ma incrementavo i carichi di lavoro molto gradualmente, prestando attenzione a non fare il passo più lungo della gamba.
Mi allenavo da solo. Correvo per una società piccola e senza importanza; aveva pochi podisti che si allenavano di sera, su strada.
Io preferivo la pista, almeno all?inizio; inoltre in quello stadio s?allenavano anche i due o tre talenti della città: avevo così l?opportunità di studiarli e ?rubare? loro il mestiere.
C?era una piccola seccatura: pur essendo magro, dopo un?ora di corsa grondavo tanto che il sudore mi inondava gli occhi, facendomeli bruciare.
Ebbi un?idea: mi procurai un nastro nero. Lo legavo in fronte prima di correre e risolsi il problema. Sembravo un pirata, ma gli occhi erano salvi.
BEDFORD ALLE OLIMPIADI
Dopo qualche anno si celebrarono i giochi olimpici di Monaco di Baviera, nel 1972.
Alcuni mesi prima avevo corso la campestre ai campionati studenteschi; durante la gara fui sorpreso da uno strano incitamento: ?Forza Bedford?. Era uno studente del mio corso, ma non capii il senso di quell?urlo.
L?indomani mi recai in pista e il saluto degli atleti mi sconcertò: ?Ciao Bedford?, ?Come va David??, e i più colti esibivano un ?How are you Dave??, con accento maccheronico.La messinscena non accennava a terminare, così volli conoscere il motivo che sottostava a tale rivolgimento anagrafico.
Apro una parentesi. All?epoca non c'era internet, non esistevano le radio e le TV private, la RAI aveva solamente due canali che non trattavano quasi mai d?atletica leggera. I giornali sportivi, quando andava bene, dedicavano all?atletica poche righe nelle ultime pagine.
Un ragazzo tirò fuori un quotidiano sportivo del giorno prima. Lo sfogliò con gesti ieratici fino a che giunse alla pagina in questione. Campeggiava un grosso titolo: ?Bedford, l?inglese che parte strafavorito? (ndr: ritratto nella foto del post) e l?occhiello azzardava: ?Olimpiadi di Monaco: facile pronostico sui 10.000 metri?.Guardai la foto che ritraeva, a figura intera, un giovane uomo in tenuta di gara ed ebbi un sobbalzo. Mi avvicinai e guardai attentamente.
Ero io quello? Sembrava proprio di sì. Identico il fisico, stessa muscolatura asciutta ma non scheletrica, gli occhi, i lineamenti, i capelli, era proprio il mio ritratto.
Ma la cosa sconcertante era un?altra ancora. Aveva una benda nera che gli cingeva la fronte! E sul petto portava lo stesso numero di gara toccato a me, il giorno prima!
Per un attimo pensai che avessero messo un?immagine qualsiasi, non disponendo di foto dell?olimpionico, e avessero ripreso casualmente proprio me. Ma se la foto si trovava sul giornale del giorno prima, doveva essere vecchia come minimo di due giorni, e quindi non era possibile: quel numero l?avevo sul petto lo stesso giorno che uscì il giornale.
Riuscii a scovare l?unico particolare diverso: le scarpe. Bedford indossava una marca di calzature che non ho mai acquistato. Ma ti assicuro che fino a quando non notai quel particolare vidi me in quella foto.
Ero più giovane, ma ciononostante la somiglianza era stupefacente.
Fu surreale scoprire che avevo un sosia che partecipava ai Giochi Olimpici.
Ma non bastava ancora: si allenava da solo (così voleva la vulgata) sottoponendosi a sedute massacranti ed era assai forte quando lottava contro il cronometro, molto meno contro gli avversari.
Nel mio piccolo gli somigliavo in tutto.
Quel giorno divenni David Colin Bedford, e gli amici abbreviarono ?Dave?.
Naturalmente non mi persi le olimpiadi, ovviamente seduto davanti alla tivù: il sosia, che aveva un carattere spinoso come il mio, litigò con la federazione che voleva fargli correre solamente i 10.000 metri.
Bedford aveva una preparazione così accurata, una passione tanto profonda ed una tale quantità di chilometri nelle gambe, che decise di gareggiare sia sui 5.000 sia sulla distanza doppia, nonostante la sua giovanissima età suggerisse prudenza. Mi pare che non avesse ancora compiuto 22 anni.
THE CHAMPION
Bedford, inglese dai tratti latini, era il Pelé dell?atletica, il Klaus Dibiasi della pista, il Cassius Clay della corsa.
Era stratosfericamente superiore a tutti, era ?il fuoriclasse? per antonomasia.
Quando gareggiava contro il tempo, con le lepri o senza, stabiliva primati incredibili.
In pochi mesi Bedford divenne il fenomeno mediatico del mondo dell?atletica e non solo. Ne parlarono i giornali, la radio, e RAI 1 fece addirittura uno ?Speciale Olimpiadi? in cui comparivano ? come contorno ? tutti gli assi del mezzofondo e del fondo quali Gammoudi, Keino, Vaatainen, Puttemans, Gaston Roelants, Ron Clarke ed il nostro Arese. Il piatto forte del programma era naturalmente lui, Bedford, il campione dei campioni, il fenomeno che ? a detta di tutti ? era già ad un passo dalla leggenda.
La finale olimpica dei 10.000, quella che avrebbe dovuto consacrarlo, fu per me qualcosa di surreale.
Io ero un teenager, tanto per restare in? Inghilterra, ed ero quindi nell?età in cui si è alla ricerca di idoli, di modelli da imitare.
Con il senno di poi non m?incolse bene.
Con Bedford ci fu un processo d?identificazione amplificato all?eccesso, si potrebbe dire parossistico, al punto che mi parve di scendere in pista a Monaco.
Dave partì come un forsennato. Aveva da poco stabilito i record mondiali su tutte le distanze dai 2.000 ai 10.000 metri e correva come una vettura da Gran Premio in mezzo alle utilitarie; dopo il primo giro era già in anticipo di ben 13 secondi sul tempo del mondiale. Passò ai mille sui due minuti e mezzo e allora capii che ?avremmo? perso. Era impossibile riuscire a tenere quel ritmo sui 10.000: era un passo da 25 minuti, mentre il suo fresco primato era 27? 30?, più che favoloso a quei tempi. Ricordo che demolì il precedente 27? 39? di un finlandese che iniziava per V ma non ricordo se si trattasse di Lasse Viren, Juha Vaatainen o Martti Vainio. Sicuramente non era Pekka Vasala, specialista dei 1.500 metri, che proprio a Monaco strapazzò Arese in semifinale e andò a vincere anche la finale.
UN EPILOGO INATTESO
Io guardavo lo schermo e sudavo più di Bedford. Gli altri digrignavano i denti nella sofferenza, però non cedevano.
Al quinto chilometro l?andatura calò improvvisamente, ma con la forza della disperazione Bedford strinse i denti e riprese a mulinare le gambe. Però si vedeva che sforzava troppo. I migliori gli stavano attaccati alle costole senza superarlo; sembravano avvoltoi pronti a papparsi la preda.
Verso il sesto chilometro si consumò il dramma: Dave si accasciò, sconvolto dalla fatica, come un novello Dorando Petri. Per tutto quel tempo aveva fatto l?andatura e non trovò neanche uno che si degnasse di dargli il cambio alla testa del gruppo.
Vinse il finlandese Viren, seguito dal belga Puttemans, terzo fu l?etiope Yifter se non mi sbaglio.
Bedford intanto si era rialzato e correndo col cuore, più che con le gambe, arrivò settimo.
Nacque così la leggenda, non completamente positiva, di ?Crazy horse?, cavallo pazzo, l?atleta che correva senza seguire una logica, una tattica di gara, nulla.
Mi piacque; correvo anch?io d?istinto, senza fare tanti calcoli.
Dopo pochi giorni ci fu la finale dei 5.000 metri e Bedford restò saggiamente in coda, lasciando agli altri il compito di tirare il gruppo.
Purtroppo rimase in fondo fino alla fine: vinse ancora Viren, secondo il tunisino Gammoudi, terzo il britannico Stewart. Dave era sfiancato nonostante avesse segnato un tempo per lui mediocre; arrivò penultimo, seguito dal finlandese Vaatainen. Si seppe poi che gli atleti finlandesi e tanti altri (ma non il fuoriclasse inglese) ricorrevano alla pratica dell?auto-emotrasfusione, che allora non era vietata.
Bedford confermò fino all?esasperazione la tradizione dei corridori britannici: fortissimi contro il cronometro, impacciati e perdenti contro avversari tecnicamente inferiori.
Dopo alcuni anni arrivarono Steve Ovett e Sebastian Coe e riuscirono a sfatare tale consuetudine negativa dei podisti dell?isola, facendo incetta di record e soprattutto di medaglie sugli 800 e sui 1.500 metri.
IO, DAVE
Inutile dire che un destino maligno mi soggiogò e divenni sempre più somigliante all?atleta inglese anche nel modo di correre: ero ogni giorno più forte contro il cronometro, ma ero sempre impacciato quando mi trovavo i rivali a fianco. Inoltre ? come il vero Bedford ? ottenevo sistematicamente tempi assai migliori nei test d?allenamento che in gara, anche affrontando gli stessi antagonisti, a causa forse d?una certa emotività.
Naturalmente in talune occasioni piegai cronometro ed avversari contemporaneamente.
Ti racconto una giornata di queste.
Erano trascorsi due anni da quelle olimpiadi così ?sofferte?.
Un giorno decisi di partecipare ad una durissima gara in montagna.
Rimarco che ero per tutti David Bedford da un paio d?anni.
Alla partenza trovai, tra gli altri, molti di quegli atleti che ridevano ai miei esordi.
Capii che era giunta l?occasione.
Negli ultimi tempi mi ero imposto allenamenti ancora più duri, avevo dedicato molte ore a quegli esercizi che migliorano lo stile, avevo studiato tecniche di rilassamento muscolare per eliminare le tensioni che danneggiano rallentando i movimenti, eseguivo ogni settimana centinaia di serie d?esercizi ? selezionati e studiati per il mio fisico ? per equilibrare la forza dei muscoli agonisti ed antagonisti, ed inoltre approfittavo da anni di tutte le pause scolastiche (Natale, Pasqua e vacanze estive) per andare ad allenarmi in altura, in un piccolo centro a quasi 1.000 metri d?altezza; più in alto c?è una lunga dorsale, con quote comprese tra i 1.100 ed i 1.300 metri. C?erano allora sentieri, boschi, pinete, strade asfaltate, sterrate, prati erbosi, viottoli ghiaiosi, salite ripide e falsipiani, percorsi sempre in ombra ed altri sotto il sole dall?alba al tramonto. Avevo un campo d?allenamento ideale. Ora le cose sono un po? peggiorate.
Curai soprattutto le salite: brevi, medie, lunghe, su asfalto, su sterrato, di corsa, a balzi?
A TU PER TU CON LA SOFFERENZA
Quell?estate mi allenavo due volte al giorno, alle cinque di mattina ed alle cinque di sera; inoltre prima di pranzo mi recavo in una piscina non lontana, e nuotavo un?oretta.
Dormivo più che potevo.
Al mattino dedicavo tre ore al lavoro lungo (alternato al fartlek), defaticamento e stretching, mentre di sera curavo i ritmi con un lavoro di corto veloce, oppure medio, o ripetute in piano od in salita e terminavo con esercizi di mobilità articolare, di coordinamento muscolare, di respirazione, ecc.
In alcune uscite calzavo scarponi anatomici da montagna, pesanti ma comodi, che avevo comprato in Austria. Altre volte indossavo le scarpette da allenamento, e allora mettevo una cintura da sub che acquistai per il nuoto ma che si rese utile soprattutto per la corsa. Facevo anche progressioni in piano o falsopiano con una cintola di cuoio e anelli, appositamente costruitami da un artigiano, cui attaccavo, tramite robuste funicelle, un grosso pneumatico. Imparai così a correre con diversi appesantimenti: ai piedi, in vita, oppure al traino. Riuscivo a sgroppare e soffrire letteralmente come un mulo. Per assuefarmi alla calura di quella torrida estate indossavo tute pesanti: le avevo portate da una valente sarta che ? facendomi spendere un occhio ? apportò delle modifiche per facilitare lo scambio termico. Ero consapevole che dovevo abituarmi al caldo senza disidratarmi eccessivamente.
Un paio di volte alla settimana mi allenavo al meriggio, naturalmente senza tute e fardelli, facendo almeno un?ora e mezza di fartlek sotto il sole a picco.
Mi aiutarono molto anche i cani che da quelle parti giravano liberi spesso e volentieri. Avevo solamente una scelta: correre più di loro! Ma non sempre vinsi io.
M?imposi di bere solamente acqua a temperatura ambiente e comunque dopo la doccia.
C?erano a quei tempi diversi pozzi e sorgenti che davano acque purissime e diuretiche.
Col passare degli anni cambiò tutto.
Nei giorni precedenti le gare diminuivo i carichi di lavoro per ritrovare la freschezza muscolare.
Probabilmente fui uno dei primi italiani ad eseguire tre allenamenti al giorno ? per quanto di due sport differenti ? prima dei vent?anni.
Quasi certamente fui uno dei pochi sportivi di quegli anni che non sia vissuto nel mito della bistecca con insalata. Mangiavo principalmente carboidrati, soprattutto riso, poi vegetali, frutta, legumi ed usavo il famoso integratore arancione a base di potassio.
L?ORA DELLA VERITA?
La gara che desidero narrarti partiva da una località che non avevo mai visto, e sviluppava la prima parte del tragitto lungo una discesa spaccagambe di circa 300 metri, quindi svoltava su una salita piuttosto ripida ma regolare e pedalabile. Si usciva dall?asfalto per gettarsi a capofitto giù dal ciglione di un bosco, poi ? giunti in fondo ? si tornava sull?asfalto e si saliva nuovamente. Gli ultimi 400 metri circa erano su un terreno semipianeggiante ed un volantino, che recava una succinta piantina altimetrica, informava che ciò si prestava ad arrivi in volata.
Ero un po? preoccupato. Se non battevo gli avversari sul ritmo diventava tutto difficile: il cambio di velocità era il mio punto debole, e quelli che reggevano la mia andatura mi superavano quasi sempre negli ultimi 50 ? 100 metri.
Proprio come succedeva a David Bedford.
Secondo gli organizzatori era un giro di 15 chilometri.
Partii lentamente, come facevo sempre specialmente se s?attaccava in discesa, e fu un bene.
Un atleta inciampò per la troppa foga e s?abbatterono a catena come birilli.
La stretta stradina era tutta occupata e noi dietro non potemmo fare altro che aiutare i malcapitati a rialzarsi.
Appena iniziò la salita recuperai posizioni su posizioni.
Dopo un quarto d?ora circa notai uno spettatore che m?indicò e disse al vicino: ?Questo è freschissimo, se li mangia quando vuole?.
Se dicessi che mi esaltai non renderei l'idea: le gambe andavano da sole, avevo veramente le ali ai piedi. I corridori che superavo non tentarono mai di tenere il mio passo.
LA VENDETTA DI DAVE
Giunto ad una postazione di controllo chiesi la mia posizione: ero secondo.
Accelerai proprio come un cavallo pazzo. Notai davanti a me un atleta del mio passato da principiante; ero a due metri da lui quando si voltò improvvisamente e mi guardò. Aveva un?aria malconcia. Lo sentii mormorare: ?Vai Bedford, che sei il più forte?.
Più tardi, alla premiazione, vidi il suo nome tra i ritirati. Stavo correndo come se mi spingesse una locomotiva.
Guardai a terra: i miei piedi turbinavano ad un ritmo forsennato. Io non ero stanco neanche un po?. Accelerai ancora.
Sarei quasi certamente crollato prima o poi, ma non me ne preoccupavo. Giunse al momento giusto la ripida discesa che ? sebbene fosse il mio terreno di gara meno gradito ? quella volta mi salvò, dandomi la possibilità di rifiatare.
Arrivai in fondo e trovai un bivio. Il cartello indicatore era abbattuto e non si capiva quale fosse la direzione giusta. Non c?era nessuno. Guardai dietro e vidi a metà collina una casetta con un signore sull?uscio. Chiesi urlando quale strada portasse in paese, ma non mi udì.
Gridai ancora ma senza risultato.
Dopo un tempo che parve interminabile (ma si trattò presumibilmente di non più di un minuto) arrivò in fondo alla discesa Franco, un amico che mi fungeva da ?spalla?: era più veloce di me sul breve e ? quando ci trovavamo in pista ? accettava sempre di condurre i ripetuti da 200 e 400 metri.
Io mi sentivo in debito nei suoi confronti. Lo avevo superato all'attacco della salita e mi sorpresi piacevolmente trovandolo al secondo posto.
Provò ad urlare lui ma quel signore era lontano, e forse duro d?orecchi, e non riuscì a farsi sentire.
Dopo un altro paio di tentativi arrivò il terzo, capelli lunghi e grandi basette, che dapprincipio non capì il problema tanto era stravolto. Aveva il colore della brace e l?aspetto di un pesce fuor d?acqua da una settimana.
Decidemmo di gridare contemporaneamente: era l?unica speranza di farcela.
?Uno, due, tre: dov?èèèèè la strada che va in paeseeeee??; e dopo due o tre sforzi fino a sgolarsi quello si smosse, sentì ed indicò la salita a destra.
Divertito dall?insolito intermezzo e con i muscoli per niente raffreddati, ripartii con una falcata ampia, scioltissima e quasi irridente. Il terzo, ancora sconvolto, rimase subito indietro; Franco era tutto un groviglio di passettini affrettati ed ansimanti. Io mi sentivo forte come non mai, i miei muscoli volevano soltanto correre.
Arrivai in cima dopo circa 5 chilometri di salita, moderata all?inizio, un po? ripida negli ultimi chilometri. A me sembrava d?aver fatto quattro passi ai giardini.
Adesso si poteva vedere il paese distante circa 400 metri, in fondo ad un tratto quasi pianeggiante.
L?APOTEOSI
Un?orchestrina attaccò una marcetta.
Lo speaker annunciò che il primato precedente era ormai disintegrato: ricordava i 50 minuti e spiccioli di quello vecchio, mentre io ero a pochi metri dall?arrivo e il cronometro segnava 47? 15?.
Un boato sovrumano annichilì banda, megafono e tutto il resto.
Ero oramai ad un passo dalla linea bianca e risposi alzando le braccia, ma mi fermai e istintivamente mi voltai: là in lontananza c?era Franco che arrancava disperatamente con movimenti strani che erano una via di mezzo tra uno sciatore principiante ed un bagnante che affoga.
Non vidi capelli lunghi e basette. Decisi di tornare indietro di quei duecentocinquanta, forse trecento metri, tra lo stupore della folla: afferrai l?amico per un braccio e lo trascinai a viva forza fin sotto lo striscione.
Nonostante quest'altra perdita di tempo ottenni ? anzi, per l'albo d'oro della gara ottenemmo in due ? il record sul percorso. Lo speaker ripeteva ?nuovo primato?, ma non vi badai. Vidi stupefatto la folla che ondeggiava inspiegabilmente, poi, come un sol uomo, corse verso noi.
Quando la marea urlante fu ad un passo da me, realizzai di botto quello che intendevano fare: volevano afferrarmi e lanciarmi in aria per festeggiarmi. In lontananza echeggiò un urlo che pareva dicesse: ?scappa, scappa!?.
Fu quello che feci: venni assalito da un panico incontrollabile e mi voltai di scatto. Con un allungo degno di un velocista puro tornai indietro correndo come non avevo mai corso in vita mia: i miei piedi sfioravano appena il suolo, la mia falcata era talmente rapida, ampia e potente che in un batter d?occhio volai a ritroso lungo il tratto pianeggiante fino a sparire alla vista.
Sono sicuro che migliorai di brutto il mio tempo sui 400.
Mi voltai: il paese era scomparso.
Guardai di nuovo dabbasso e vidi capelli lunghi e basettoni che s?arrampicava come un ciuco che trascini un carro carico col freno a mano tirato su per una salita inondata d?olio.
Il colore era diventato porporino, messo in risalto dalla canottiera verde.
Lo seguii e stetti ad osservarlo mentre camminava sulla scritta ?arrivo? e si afflosciava come un sacco vuoto appena mezzo passo dopo.
Sembrava un automa con le pile scariche. In quegli ultimi metri era diventato violaceo.
Quando la folla si calmò tornai nei pressi del traguardo, tra applausi ed espressioni d?ammirazione che mi lusingarono non poco.
Arrivò il quarto e si sedette stringendosi la milza; dal suo volto veniva giù acqua come da un rubinetto.
Giunse il quinto con una smorfia di dolore e chiese da bere: rimase deluso vedendo che c?era solo un po? di the quasi bollente.
Il caldo, l?umidità e l?eccessiva durezza del percorso avevano spezzato le gambe a tutti, ma non a me che avevo seguito allenamenti durissimi e ben articolati e raccolsi i meritati frutti.
Ero arrivato ad un punto tale che una gara di 15 chilometri su qualsiasi terreno costituiva per me un impegno moderato, se non proprio leggero.
IL RIPOSO
Cercai il mio amico e gli ricordai che avevamo vinto, ma Franco era con la testa altrove.
Mi sembrò molto affaticato: gli vedevo pulsare le vene della faccia e del collo.
Volle un po? d?acqua ma c?era solo il the caldo e non vedevo bar nei dintorni. Non conoscevo il posto e d?altronde i portafogli erano chiusi dentro gli spogliatoi; inoltre non riuscivo a vedere il custode che deteneva le chiavi.
Franco accettò il the a malincuore: esagerando la sua condizione borbottò che avrebbe bevuto anche l?oceano.
Io invece vissi una delle rare giornate magiche nelle quali si riesce a spostare una montagna con le mani: giorni così ne capitano quattro o cinque in tutta la vita, se si è fortunati.
Incrociai grandi basette e mi spaventai: il colorito viola bluastro di poc?anzi aveva lasciato il posto ad un bianco cinereo; era seduto, o per meglio dire, stava in un angolo come uno straccio gettato lì.
Mi avvicinai per rincuorarlo, ma non mi rispose.
Avvertii una strana sensazione nei muscoli: capii che non erano ancora paghi. Corsi ad infilarmi una leggera tuta di cotone che tenevo in una borsa ?parcheggiata? accanto al tavolo dei giudici e iniziai a fare il defaticamento. Dopo pochi minuti decisi di smettere: mi accorsi che tutti mi guardavano incuriositi.
Forse pensavano che volessi prendere in giro gli altri concorrenti che parevano arrivare da un inferno.
UNA? FREDDURA A FERRAGOSTO
Vidi capelli lunghi e basette che si era alzato e aspettava la premiazione.
?Chi ha vinto?? mi chiese.
Risposi che il mio amico ed io eravamo primi a pari merito.
Mi guardò storto. Riprese fiato a fatica e brontolò: ?Io andavo piano perché pensavo che fossimo indietro. Se avessi saputo che voi due eravate i primi vi avrei superati senza problemi?.
Grande: capace d?essere comico anche nello sfinimento.
Sembrava perfino che ci credesse.
SUL PALCO
E si arrivò alla premiazione. Dal palco chiamarono due nomi, il mio e Franco; lasciai che il mio amico salisse per primo.
Lo applaudirono.
Poi salii io e venne giù la montagna.
Non appena tornò il silenzio, prese la parola il presidente del comitato organizzatore che attaccò un preambolo incentrato sullo sport, sull?atletica, sulla corsa e lodò i podisti.
?Questa gara è stata interpretata con il vero spirito di De Coubertin?; e proseguì: ?basti pensare che sia i primi due concorrenti, sia gli ultimi due, sono arrivati al traguardo tenendosi per mano?.
Dal fondo si levò la voce dell?immancabile scimunito: ?A froci!?.
Ci consegnarono una targa per il primo posto ed una medaglia d?argento per il secondo e il giudice di gara spiegò che da loro non si erano mai verificati casi di ex aequo, perciò ce le potevamo dividere a nostro piacimento.
Decidemmo di lanciare una moneta, davanti a tutti.
Dissi testa, uscì croce e la targa toccò a Franco.
UNA TIFOSA DELUSA
In pomeriggio uscimmo con le ragazze.
Si trattava di due tipe assai pigre, che non riuscendo ad alzarsi presto non ci seguirono mai nelle gare mattutine.
La fidanzata di Franco contemplò la targa, estasiata: sembrava che ammirasse un?opera d?arte.
La mia esaminò con fare teatrale la medaglia d?argento che ? essendo 22 millimetri di diametro ? poteva sembrare una moneta piccola, e ne fu profondamente delusa.
Franco disse la verità, che ero arrivato primo, ma ? giunto quasi al traguardo ? ero tornato indietro per sospingerlo.
Mentre parlava mi venne in mente che il mio gesto poteva fargli rischiare una squalifica, ma andò bene.
Le due ragazze risero con l?abbandono dei bambini piccoli; lo facevano sempre quando non volevano dare ad intendere di non aver capito.
Poi la mia amica se l?ebbe a male, poiché suppose che Franco mi stesse pigliando in giro.
THE LONELINESS OF THE LONG DISTANCE RUNNER
L?anno dopo Franco tornò, stavolta da solo, a partecipare alla gara in montagna. Io ero a sciropparmi il servizio militare obbligatorio. Appena tornai a casa m?informò che gli organizzatori erano rimasti delusi della mia assenza.
Nel frattempo avevo letto un autore dell?Ottocento che scrisse interi volumi di aforismi.
Me ne piacque particolarmente uno che recitava all?incirca: ?Se vuoi che le tue azioni diventino leggenda, scompari nel momento che la gente ti apprezza maggiormente; dopo, rischieresti solo di deluderli?.
Non tornai più da quelle parti.
IL FASCINO SENSUALE DELLA CORSA
Le due ragazze si stufarono di avere due fidanzati che le tenevano al secondo posto, ben dietro l?atletica.
Erano ormai decise a togliere le tende, aspettavano solamente l?occasione propizia che arrivò presto: eravamo tutti insieme ed io sostenni che se la corsa avesse, oltre al nome femminile, anche un corpo muliebre, sarebbe allora l?amante ideale, meglio di qualsiasi donna.
Franco condivise la mia tesi applaudendo ostentatamente e rumorosamente; le ragazze si sentirono offese e se ne andarono. AVANTI NEL PASSATO
Ma la storia non finisce qui. Passarono gli anni, e la vita cambiò.
Fino a quando si è studenti c?è tempo per tutto, una volta entrati nel mondo del lavoro si perdono di vista tante cose, tanti amici.
Pensavo che Franco fosse uno di quelli che avrei seguitato a rivedere sempre, ma mi sbagliavo: da un giorno all?altro si scoprì ciclocrossista di ottimo livello, molto migliore che podista.
Non lo vidi più per quattro lustri, anno più anno meno.
Una domenica di gennaio andai al percorso ginnico, sulle alture della città, a fare una lunga passeggiata. Era una mattinata gelida, appena più in alto era tutto innevato.
Da una curva sbucò un tale che si sciolse in un sorriso: era Franco.
?Sai, Dave?, attaccò senza preamboli, ?hanno battuto il tuo record?.
Non sapevo d?averne uno.
Mi rammentò quella gara indimenticabile. Il mio primato aveva resistito per quasi vent?anni.
Lo studiai: non sembrava invecchiato.
Volsi lo sguardo tutt?attorno. Il silenzio s?era fatto surreale.
Per un attimo entrai in una specie di sogno ad occhi aperti e mi parve d?essere là col mio amico ? giovani come allora ? e rividi, anzi rivissi, quei momenti.
Sembrava quasi che facesse caldo come allora. Rimasi sconcertato, poi mi commossi.
?Davvero quel record ha resistito tanto??.
Franco annuì: ?Non ho motivo di mentire?.
SPRING, SUMMER, WINTER AND FALL
Era incredibile la stravaganza del destino.
Probabilmente arrivai a detenere un primato per un tempo maggiore di quanto non fosse riuscito a David Bedford, quell?immenso campione che corse come un dissennato fino a rovinarsi i tendini, ritrovandosi costretto, a causa di ciò, ad abbandonare prematuramente l?agonismo.
Una maledetta sorte beffarda e ria, mi perseguitò con tendiniti, periostiti e persino improvvisi gonfiori alle ginocchia che mi torturarono, trasformando la mia carriera atletica in un autentico calvario.
Nessun medico seppe o poté fare nulla. Le parcelle, per contro, erano decisamente ben fornite di cifre con tanti zeri.
Sul conto del mio sosia oramai si diceva tutto ed il contrario di tutto, perfino che subì un investimento che gli lasciò dei postumi.
Scoprirò più tardi che esiste, od esisteva, anche un David Bedford musicista, un altro pittore?
La mia attività agonistica fu stroncata da un pirata che m?investì e non si fermò.
La storia si tinse così di sviluppi grotteschi e paradossali; le nostre vite parallele avevano travalicato da tempo il razionale.
Feci di tutto pur di non avere più notizie di Bedford.
DAVE PER SEMPRE
Rimasi per sempre ?Dave?, e i vecchi amici podisti mi chiamano ancora così, dopo un mucchio di anni: Dave.
Dave per sempre.
Non cercare il lieto fine, quello esiste solo nei film.
Volevi conoscere qualcosa di me, spero d?aver esaudito il tuo desiderio.
Ciao,
Dave
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.::2000! - 11-08-2007

2000! Come le pagine viste in questo blog in meno di due mesi (51 giorni) in 984 visite...grazie! Posso solo dirvi grazie, perché vuol dire che i miei post non si perdono nel mare magnum del web, che a qualcuno piace il mio blog e soprattutto che a molti piace correre! E allora andiamo avanti così.
Vi auguro buone corse se siete dei runners anche voi...e se invece non lo siete ma per caso siete finiti in questo blog fregatevene di leggerlo, spegnete il computer, mettete su le scarpe e andate a farvi una corsetta!
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.::ancora considerazioni sulle scarpe - 07-08-2007

Dato che le pagine sulla scelta delle scarpe sono state tanto utili aggiungo in questo post un'altra serie di consigli di Dave a completamento del precedente post. Buona lettura...Quando si corre su terreno duro come l?asfalto, ma ancor più il cemento, i marciapiedi di pietra, le piastrelle, i mattoni, ecc. occorre calzare scarpe capaci di ammortizzare tutto quanto il piede.
Tieni presente che ogni volta che tocchi terra la tua massa corporea viene a sommarsi alla forza di gravità che ? mentre sei in sospensione ? la fa accelerare in direzione del suolo, aumentandone il peso.
Ti ricordo che la ?massa? è la quantità di materia di un corpo od un oggetto, ed è immutabile in qualsiasi luogo, mentre il ?peso? è variabile in funzione della latitudine e dell?altezza sul mare, e diminuisce mano a mano che ti allontani dal centro della Terra.
Per capirci meglio, prova a prendere la bilancia che hai in cucina e posaci sopra delicatamente un sacchetto di pasta da mezzo chilo. Ebbene, quel mezzo chilo è la massa della pasta. Adesso prova a buttare il sacchetto sul piatto della bilancia facendolo cadere da 10 ? 15 centimetri: la lancetta arriverà ? per un istante ? a 6 hg e forse più; prova infine a lasciarlo cadere da mezzo metro (facendo attenzione a non rompere la bilancia) e vedrai che nel momento dell?impatto potrà segnare anche 7 ? 8 hg e più. Tu hai misurato la forza peso nell?attimo del contatto.
Ora applica le tue nuove acquisizioni alla corsa supponendo che il tuo corpo abbia un peso ? anzi una massa ? di 60 Kg. Sai che la ?quantità? di materia che compone il tuo corpo non varia, ma la forza peso sì. Mentre corri non appoggi delicatamente i tuoi 60 chili (o quelli che sono), ma il piede che impatta il terreno sprigiona una forza d?urto, chiamiamola così, che è bassa se corri lentamente oppure in salita, mentre aumenta quando corri velocemente od in discesa. Quello che succedeva al pacco di pasta dell?esperimento succede a tutti: ogni volta che ?atterriamo? durante la corsa, il nostro peso, nel momento dell?impatto, è superiore alla nostra massa del 10% se va bene, talvolta del 20% e più.
Che cosa significa tutto questo preambolo?
Significa che l?atleta di cui prima, poniamo 60 Kg, correndo tocca il suolo con una forza peso di circa 70 Kg e non è poco, poiché i suoi tendini e legamenti sono strutturati, se non è bene allenato, per sorreggere un peso minore. (Apriamo una parentesi: se ci fossero dei lettori particolarmente ferrati mi correggerebbero dicendo che la forza peso non si misura in 70 Kg ma casomai 70 x 9,81 = 686,7 N; è vero, ma non voglio addentrarmi in complicazioni che servirebbero a poco, ed inoltre non sto scrivendo un trattato di Fisica).
Ora poniamo il caso che il nostro atleta di 60 chili corra per un?ora ad un?andatura di 5 minuti a Km; percorrerà quindi 12.000 metri. Facciamo l?ipotesi che i suoi passi, per ragioni di semplicità, siano tutti lunghi un metro; gli arriveranno 6.000 x 70 = 420.000 chili (420 tonnellate) su ciascun piede ? o per meglio dire sotto ciascun piede ? durante ogni allenamento. Avete capito perché la facevo tanto lunga quando parlavo di scarpe nei post precedenti? Perché la scarpa sbagliata vi sottopone i piedi ad uno stress smisurato, con conseguenze talvolta permanenti.
Ed i piedi non sono staccati dal resto del corpo? se il piede è in sofferenza ne risente il tendine d?Achille, il tibiale, il ginocchio e addirittura la colonna vertebrale.
In sintesi: quando si corre sul duro usate scarpe molto ammortizzanti. Ma appena potete recatevi in campagna, oppure in un parco, e correte sullo sterrato, sull?erba, sui tappeti di foglie. E se abitate vicino al mare correte anche sulla spiaggia (non nella stagione balneare, logicamente), purché sia sabbiosa o di pietrisco piccolo e regolare.
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.::altro giro altra corsa (pessima) - 04-08-2007

E così per la seconda volta su due ho preso un minuto buono dal primo dei miei compagni di corsa su un tracciato duro ma obbiettivamente collaudato...per i primi 5km ho retto bene il ritmo, nonostante il triathleta (ciccio) abbia imposto un andatura di tutto rispetto, poi piano piano ho iniziato ad accusare il colpo. Il gruppo, eravamo in quattro, si è sgranato, con ciccio ovviamente in testa seguito da bacca e diavolo (lo so lo so, però purtroppo l'uso dei soprannomi è d'obbligo...), io sono rimasto leggermente indietro pensando a quanto avrei dovuto prolungare il sonno quella mattina vista la serata che l'ha preceduta, a quanta acqua avrei dovuto bere prima di partire, a cosa avrei dovuto sgranocchiare per avere un pò più di energie...insomma SCUSE!! Perché alla fine non posso definire quei pensieri in altro modo, la dura verità è che mi devo allenare di più (...o forse meglio) e certamente devo riprendere la costanza che avevo in inverno, ma che vi devo dire l'estate sarda offre parecchio...è come vivere in vacanza! Quindi pazienza continuerò a prendere qualche secondo, o minuto, durante le mie corsette ma non posso certo rinunciare a una bella serata estiva o a una giornata di mare, d'altronde le vacanze non dureranno a lungo, tra poco si riprende a studiare...quindi meglio godersele!! Per commentare i miei tempi e le mie prestazioni dunque meglio aspettare l'inverno, per ora: viva l'estate!
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.::scegliere le scarpe giuste - 30-07-2007

L'acquisto delle scarpe è sempre un momento bello per un runner dato che in fin dei conti "la scarpa" è la nostra compagna di corse. Ma la "scelta" delle scarpe spesso ci mette in difficoltà perché si rischia di cadere nell'errore di scegliere una scarpa per la marca, per la moda o perché la indossa il nostro atleta preferito e allora iniziano i problemi, perché la nostra scelta non è stata accurata, non ci siamo preoccupati del benessere dei nostri piedi ma solo dell'invidia dei corridori che speriamo di superare nel percorso...allora si combatte con le bolle, con le unghie incarnite etc. Se vi ritrovate con questa descrizione come mi ci ritrovo io, allora potrà esservi utile leggere le pagine seguenti scritte da Dave C. Bedford che si definisce "un vecchio maratoneta in disarmo che vorrebbe parlare di atletica, anzi di podismo":Ho letto che alcuni di voi hanno il problema della scelta delle calzature?
Ecco, mi permetto di dire la mia, avendo praticato corsa su tutte le distanze comprese tra i 1500 e la maratona classica.
La scelta della scarpa è fondamentale, direi drammaticamente importante per un/una podista: se si sbaglia s?incappa in una serie di tendiniti, metatarsalgie, periostiti tibiali, e ? a salire ? gonalgie, discopatie eccetera eccetera. Lo so per esserci passato.
Iniziai a correre un?era geologica fa, e allora le conoscenze medico sportive erano ben inferiori a quelle attuali, purtroppo.
Cominciamo col dire che la scarpa sportiva non va acquistata guardando il prezzo. Se è necessario risparmiare si possono comperare magliette da poco, tute non firmate, borse non griffate e se qualcuno vi guarderà con sufficienza amen, lasciatelo fare; ma sulle scarpe occorre esaminare una serie di fattori, tra i quali il prezzo non c?è.
Partiamo dalla ?preparazione? all?acquisto, ovvero la messa in forma del prezioso strumento: il piede. Scusate la pedanteria, ma prima di recarsi ad acquistare occorre tagliare accuratamente le unghie, naturalmente dopo un abbondante pediluvio con sali; fate attenzione a non tagliarle troppo corte in prossimità dei bordi, le unghie potrebbero diventare incarnite. Fatto questo prendete una pomicetta solforosa e carteggiate leggermente le callosità fisiologiche che si formano sui bordi dell?alluce e del tallone. Non troppo, però: debbono esserci ma non più di tanto. Asciugate sempre con molta cura: micosi ed intertrigini sono sempre in agguato; cospargete di borotalco, senza esagerare, mettete le calze e partite alla volta del negozio, portandovi dietro un paio di calze che usate durante la corsa. Tutta questa preparazione vi sarà servita ad indossare le nuove scarpe nelle stesse condizioni dell?allenamento.
Evitate come la peste quei negozianti che vi mettono fretta: per guadagnarvi i soldi avete impiegato del tempo, e dovete perderne un po? anche prima di spenderli. Dentro il negozio togliete i calzini e indossate quelli d?allenamento. Infilate le stringhe in entrambe le scarpe, poi calzatele percependo tutto ciò che vi trasmettono, allacciatele e camminate nel negozio.
Se qualcuno vi dicesse che le scarpe sportive nuove ?devono fare male? non dategli retta: o è in malafede o è un cretino.
Ma quali sono le scarpe sportive che vanno bene? Cari atleti/e non esistono scarpe sportive ?che vanno bene? ma soltanto scarpe sportive che vanno bene per alcuni piedi e non per altri.
Innanzitutto la scarpa deve essere flessibile, se impugnate la punta con una mano e il tacco con l?altra deve piegarsi senza troppo sforzo, in maniera graduale e progressiva, ed una volta lasciata da un capo, deve ritornare elasticamente in posizione, con un movimento regolare. Tra il tallone e la pianta ci dev?essere un poco d?incavo, come nelle scarpe da passeggio. Ai miei tempi la suola delle scarpe sportive era disegnata su un unico piano, ed era rigida: le fasciti plantari abbondavano. A proposito, la suola vera e propria, che viene a contatto col terreno, deve essere scelta in base all?utilizzo: se correte su sentieri sterrati dovrà avere dei tacchetti distribuiti uniformemente su pianta e tacco per aumentare la presa, tacchetti che non serviranno a chi corre su asfalto; comunque la suola deve essere piuttosto robusta. L?intersuola, tra tomaia e suola, deve essere più morbida per attutire i colpi.
Anche qui capiamo benissimo che se vi allenate su marciapiedi di piastrelle (estremamente duri) la scarpa dovrà attutire di più che se correte su pista di materiale sintetico. Se vi allenate su strada in orari serali o antelucani, oppure in zone dove la nebbia dimora per tanti mesi, scegliete scarpe con il catarifrangente. Un altro particolare: il tacco non deve essere squadrato come nelle scarpe normali, ma disegnare un arco. Idem la punta della scarpa. Ora passiamo alla tomaia: non va considerata in base alle mode che la vogliono stretta o larga, ma va adattata alle esigenze del vostro prezioso piede. Altra stupidaggine da sfatare è il fatto che ?il piede deve adattarsi alla scarpa?. Palle, è vero il contrario.
La tomaia deve permettere la traspirazione del piede. Va bene di pelle, o di pelle rovesciata (ma di questi tempi le scarpe di vera pelle sono rare e quando si trovano hanno prezzi non accessibili a tutti), ma vanno bene anche di altri materiali, purché il tessuto sia a trama sufficientemente larga da lasciare respirare. Le stringhe vanno sistemate con grande cura, non devono attorcigliarsi perché il piede, sotto sforzo, potrebbe avvertire un certo fastidio. Ho avuto scarpe che si chiudevano col velcro: è pratico e veloce, ma la scarpa rimane più a posto con le stringhe. Occhio alle cuciture: se sono troppo consistenti possono crearvi dei problemi.
Con la scarpa al piede assumete la posizione di corsa e controllate che la tomaia non vada a toccarvi l?unghia dell?alluce.
Tenete presente che quasi tutti gli esseri umani hanno i piedi leggermente asimmetrici, quindi, o siete bionici, oppure dovete provare attentamente entrambe le scarpe. Se una scarpa appena calzata vi trasmette una sensazione di calore lasciatela perdere: in allenamento vi ?cuocerebbe?. Stesso discorso per le scarpe che ? appena calzate ? premono in un punto: vi strofinerebbero fino a causarvi vesciche o piaghe.
Controllate il plantare: deve essere anatomico, almeno un po?.
Se non trovate il vostro numero, comprate piuttosto mezzo numero più grande, altrimenti rischiereste ? dopo mezz?oretta di corsa ? le unghie dei piedi. Internamente le scarpe, se sono di pelle, è opportuno che siano in pelle rovesciata non tinta, perché col calore sperderebbero. Da evitare anche quelle foderate, poiché l?inevitabile rottura della fodera crea una discontinuità nel tessuto che va a ferire il piede.
Ora che avete le vostre belle scarpette procedete a rodarle usandole solo 5 minuti per i primi allenamenti, poi 10, poi 15 e aumentate lentamente. Dopo un mese o due (ma dipende soltanto da voi) potete utilizzarle a tempo pieno. Se nonostante tutte le precauzioni vi capitasse di trovarvi qualche arrossamento, iniziate l?allenamento solo dopo aver strofinato i piedi con creme apposite. Anche la vaselina purissima può andar bene.
Controllate attentamente il consumo delle vostre scarpe, anzi studiatelo: se riscontrate delle asimmetrie non esitate a rivolgervi ad un ortopedico podologo (medico) che eventualmente vi proporrà degli esami approfonditi, o magari v?invierà in un negozio d?ortopedia a procurarvi un plantare su misura.
Per l?atleta che dice di dedicare il 60% alla corsa lenta e di voler passare al 70% di corsa veloce: penso che ti converrebbe trovare un allenatore.
La quantità e la qualità del lavoro vanno attentamente calibrate sul fisico di ogni persona, senza accanirsi su obiettivi numerici, ma adattando le tabelle alle risposte dell?organismo. L?atleta deve abituarsi a correre con circa 120 ? 135 pulsazioni al minuto, fino ad un?ora, meglio un?ora e quindici senza problemi. Poi può inserire altre metodiche.
La preparazione inizia d?inverno con un lavoro di resistenza basato sulla corsa lunga e lenta, poi segue il potenziamento, infine si lavora sul ritmo. Dall?? ?alto? dei miei numerosi errori di gioventù ho imparato che facendo le cose a caso uno finisce soltanto col danneggiarsi, e vorrei così spiegare agli atleti giovani ciò che è utile nella corsa, ciò che è inutile e ciò che è dannoso.
L?importante è avere passione per uno sport che educa alla conoscenza di sé e al rispetto del prossimo, cosa che in altri sport ben più frequentati non succede.
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.::garmin forerunner 305, recensione - 28-07-2007




